
Gabriele Cremonini
BO-Stick
Bo-Stick non é una guida alla città di Bologna. Ce ne sono tante e tutte piuttosto esaustive. Da bolognesi sappiamo che Bologna non é una città che si lascia scoprire facilmente soprattutto da chi si ferma per brevi periodi di lavoro. Bo-Stick é un itinerario emotivo nel cuore della città alla scoperta delle vicende minime tramandate a lato della grande storia artistica. Bologna, le sue chiese, i suoi portici e i suoi tesori fanno da sfondo a questo percorso fatto di tappe brevi, di scorci, di misteri che si aprono inaspettati agli occhi del viaggiatore.
Per questo Bo-Stick ci é sembrato il più bel regalo di benvenuto per i nostri ospiti e vorremmo che il viaggio tra i 100 misteri di Bologna e del suo territorio offrisse lo stimolo per una passeggiata insolita e curiosa nel cuore della nostra città.
(tratto dall'introduzione del libro)
LA MERIDIANA PIÙ LUNGA DEL MONDO
La Meridiana di San Petronio fu ideata e costruita da Gian Domenico Cassini, docente nello Studio di Bologna, intorno al 1656 dopo che, nei lavori di allungamento della chiesa, era andata distrutta quella di Egnazio Danti (1579). Per i calcoli il Cassini, che lavorò insieme a Domenico Guglielmini, utilizzò una strumentazione che ora é visibile presso il Museo. La Meridiana di San Petronio é la più lunga del mondo (lunghezza m.67,72, foro di luce a m.27 dal suolo, distanza fra i solstizi m.56), e corrisponde alla seicentomillesima parte del meridiano terrestre: con essa si poteva calcolare con esattezza il giorno dell'equinozio di primavera. Venne ristrutturata nel 1775 dall'astronomo Eustachio Manfredi, il quale sostituì la linea di ferro con una di ottone. La costruzione di San Petronio fu iniziata nel 1390 sotto la direzione di Antonio di Vincenzo. Il modello originale fu commissionato all'architetto per celebrare il potere riconquistato dal Comune. Nel 1514 Arduino degli Arriguzzi propose un nuovo modello a croce latina che avrebbe superato, in garndezza, la chiesa di San Pietro a Roma. Secondo la leggenda Pio VI bloccò la realizzazione di questo sogno megalomane, sollecitando i lavori per la costruzione dell'Archiginnasio. Anche la facciata rimase incompiuta.
(BO-Stick, Viaggio tra cento misteri e curiosità di Bologna e del suo territorio, 2007 Edizioni Pendragon - pag. 32)
L'ENIGMA DI BOLOGNA
Da secoli l'iscrizione su pietra ritrovata a Casaralta ed ora custodita nel Museo medievale appassiona studiosi e letterati di tutto il mondo (vi si cimentò persino CArl gustav Jung), ma nessuno ha risolto il mistero. Fiumi di inchiostro, anche se pochi tra gli stessi bolognesi ne conoscono l'esistenza. L'enigma, tradotto, recita così: "Aelia Laelia Crispis, né uomo né donna né androgino né fanciulla né giovane né vecchia né casta né meretrice né pudica, ma tutto ciò. Morta non di fame, non di spada, non di veleno, ma di tutto ciò. Non in cielo né in acqua né in terra giace, ma ovunque. Lucio Agatho Crispis, né marito né amante né parente, non triste né allegro né piangente, sa e non sa per chi egli pose questo, (che non é) né un mausoleo né una piramide né un sepolcro, ma tutto ciò". La ricerca di una possibile soluzione continua...
(BO-Stick, Viaggio tra cento misteri e curiosità di Bologna e del suo territorio, 2007 Edizioni Pendragon - pag. 7)
GUARDA LA GARISENDA, SAPRAI SE PIOVERÀ
"Qual pare a riguardar la Garisenda / sotto 'l chinato, quando un nuvol vada / sovr'essa sì, che ella incontro prenda...". Questi i versi dedicati da Dante alla Garisenda, paragonata al gigante Anteo, scolpiti in una lapide posta a fianco della torre, alta 48,16 metri, eretta fra il 1351 e il 1360 da Filippo e Oddo Garisendi (ma ai tempi di Dante era alta almeno 60 metri, e venne mozzata per timore che cadesse). Il poeta si riferiva ad un fenomeno atmosferico che i bolognesi conoscevano bene: se le nuvole vanno in su, verso le colline, arriva brutto tempo; se vanno in giù, in senso opposto, si aspetta il sole; se vanno verso sera, di certo pioverà.
(BO-Stick, Viaggio tra cento misteri e curiosità di Bologna e del suo territorio, 2007 Edizioni Pendragon - pag. 54)
QUANDO IL NETTUNO PORTAVA LE BRACHE
Il Nettuno, voluto da Giulio II nel Cinquecento, opera del fiammingo Jean Boulogne de Douai (ribattezzato qui Giambologna) é tra i simboli di Bologna, e lancia la propria ombra benevola e protettiva su chi passa per la piazza della città. Il mastodontico dio del mare venne fuso nel 1564 nella Fabbriceria di San Petronio, che si trovava al numero 3 di Piazza Galvani. Ma ci fu un tempo, in epoca barocca, in cui i bolognesi decisero di coprire le pudende del dio del mare (che hanno sempre chiamato il "Gigante") con caste brache di bronzo, per evitare turbamento alle donne bolognesi. Le memorie riportano che le tenne per almeno un secolo.
(BO-Stick, Viaggio tra cento misteri e curiosità di Bologna e del suo territorio, 2007 Edizioni Pendragon - pag. 44)
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